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Teatro - dal testo alla messinscena

a cura di Sara Paolini


Orario:
Giovedi dalle 20.00 alle 22.00
Prima lezione di prova/gratuite giovedì 24 settembre

Insegnante: Sara Paolini

Info: Sara Paolini, tel. 3479931793 - sarapao72@gmail.com

I CLASSICI: CHE PASSIONE!

I classici sono libri che quanto più si crede di conoscerli per sentito dire, tanto più quando si leggono davvero si trovano nuovi, inaspettati, inediti.

Italo Calvino

Questa è la sensazione che provo quando mi imbatto nella lettura dei testi teatrali classici: sono senza tempo e per questo sempre attuali e si prestano agevolmente ad essere rivisitati cercando punti di contatto con la realtà odierna. In un corso di teatro il testo rappresenta un punto di partenza, un pretesto per lavorare insieme, condividere e modellare un materiale comune dandogli una forma nuova in cui potersi riconoscere.

Lavoreremo di pari passo sulla voce e sul corpo allenando questi due strumenti ad esprimersi in maniera libera e fluida in un clima di fiducia e serenità. Ci occuperemo di scrittura creativa, costruzione dei personaggi e improvvisazione corale. Verrà dato spazio sia alla fantasia del singolo sia alla forza del gruppo che lavorando insieme diventerà sempre più unito e consapevole. Studieremo l'importanza della “presenza scenica” legata al “qui e ora” che sono la base del lavoro teatrale.

In realtà come ogni anno non sono io a scegliere l'opera teatrale che metterò in scena con i miei allievi, ma è il testo stesso a scegliere me o meglio è il testo che mi chiama, che piano piano mi suggerisce le tematiche da sviluppare e approfondire, l'indagine ed il metodo di lavoro. Il testo in questione è una tragedia di Shakespeare, la più teatrale e scritta in età matura, nel 1605, poco dopo l'Otello e contemporaneamente al Machbeth: Re Lear, l'opera in cui il linguaggio del drammaturgo raggiunge la sua più alta intensità ed espressività grazie ad una profonda riflessione sull'uomo e sulla sua condizione. In un momento storico così devastato da continui conflitti, distruzioni e minacce solo un grande autore come Shakespeare può venirci in soccorso usando il potere trasformativo e rigenerante dell'arte scenica e dell'arte in genere. In questo testo la parola poetica pur altissima e suggestiva è legata a doppio filo con l'azione, i movimenti e la recitazione: in un periodo di crisi come il nostro e come quello che stava vivendo il nostro autore, la parola è una parola che ha bisogno di interrogarsi e scavare in profondità.

La trama principale riguarda l’anziano Re di Britannia Lear, il quale decide di abdicare al trono e dividere il proprio regno tra le sue tre figlie, in proporzione però, all’amore che gli avrebbero dimostrato. Gonerill e Regan, le figlie maggiori sposate rispettivamente ad Albany e Cornwall, gli giurano a parole un immenso affetto, ma mentono. Cordelia, invece, la figlia minore e la preferita di Lear, si rifiuta di partecipare alla gara e, rimasta in silenzio, si giustifica dicendo che non trova le parole per esprimere l’amore per il padre. Il re diventa furioso e disconosce Cordelia, dividendo il regno a metà tra Goneril e Regan. Lear pagherà a caro prezzo quest'errore e il dolore nato dal successivo tradimento delle due figlie e la perdita della figlia minore, la preferita, lo indurranno alla follia:né Cordelia, né l'amico Kent né il Matto riusciranno a fargli leggere “il significato del mondo”. I discorsi impetuosi dell'anziano re tradito sono espressioni non di forza ma di impotenza, inadeguatezza e fragilità. Nel frattempo un altro anziano, Kent il conte di Gloucester e amico di Lear verrà ingannato dal figlio illegittimo Edmund che per gelosia e brama di potere spinge il padre a credere che Edgar, figlio legittimo lo voglia eliminare. Edgar si salverà trasformandosi in un essere che vive di elemosina e fingendosi pazzo e impossessato dal demonio.

Due vicende familiari dolorose che si intrecciano, l'eterna sete di potere che fa compiere atti contro natura. L'incapacità di Lear di comprendere la falsità che sta dietro alle dichiarazioni d'amore delle due figlie rende possibile l'inganno, lo stesso succede al conte di Gloucester che crede ai malefici stratagemmi di Edmund per imposessarsi dell'eredità e dei titoli: “ Un padre credulo, un fratello nobile, così alieno per la sua stessa natura dal pensar male, che mai giungerà a sospettare il male in altrui animo.......” . Il tradimento che avviene attraverso la parola priva di sincerità ma dettata dalla convenienza, il rapporto tra padri e figli e la violenza che ne può scaturire per il raggiungimento del potere sono i temi che mi attirano e che trovo molto vicini e sempre attuali.

Tuttavia in questa desolazione c'è anche il riconoscimento di alcuni fondamentali valori che possono dare un senso alla vita: “La maturità è tutto” dice Edgar che attraverso un doloroso cammino verso la verità trova nella propria coscienza e umanità un ordine nuovo su cui costruire la propria vita, consapevole dei propri limiti e della propria fragilità ma anche della possibilità di affrontare la realtà e di agire su di essa, dando un qualche precario equilibrio al “mondo fuor di sesto”

“Noi dobbiamo accettare il peso/ di questo tempo triste. Dire ciò che sentiamo e non/ ciò che ci conviene”

Edgar